Tignale

 

Il Paese

E' nell'ambiente eccezionale dove lago, montagna e cielo si fondono in uno scenario da sogno, che Tignale si estende sull'altipiano Altogardesano con le sue sei frazioni:
  • Gardola;
  • Olzano;
  • Aer;
  • Oldesio;
  • Probione;
  • Piovere;
L'intero paese si affaccia sul Lago di Garda. Una particolarità di questo paesaggio è rappresentata dai caratteristici terrazzamenti, sui quali vengono coltivati gli olivi. Essi occupano la maggior parte della montagna, fino a giungere ai piedi del Lago; qui, al porto "Pra della Fam", un altro "gioiello" attende i numerosi visitatori: si tratta di una limonaia del diciasettesimo secolo, una delle poche tutt'ora in funzione, anche se solo a scopo didattico.

​Nell'entroterra, sentieri e mulattiere offrono agli amanti del trekking e della mountain-bike un meraviglioso panorama. Le piccole frazioni che compongono il paese di Tignale, custodiscono interessanti elementi storici, tra i quali alcuni edifici ed opere d'arte appartenenti all'età medioevale.

​Di particolare interesse sia dal punto di vista religioso che da quello storico-artistico, è il Santuario di Montecastello, costruito sulle rovine di un antico castello. All'interno del santuario sono conservati un affresco della scuola di Giotto, un prezioso dipinto di Andrea Celesti ed il quadro di Andrea Bertanza, raffigurante il voto del Comune di Tignale, per proteggersi dal bandito "Zanzanù.
 

Il Santuario di Montecastello

Sorge su una rupe a picco sul lago; recentemente restaurato, Montecastello è uno dei luoghi più frequentati, specialmente per la splendida posizione, per la sua bellezza architettonica e artistica, per le vicende storiche e religiose di cui è stato protagonista.

Di un Monte della stella tratta la bolla del 1186 di papa Urbano III: il nome si fa derivare dalla stella luminosa con la quale la Madonna apparve sulla montagna nel corso delle lotte tra bresciani e Trentini nella seconda metà del sec. XIII: la luce intensissima paralizzò i soldati Trentini, alla fine sconfitti. Alla fine del cinquecento furono costruiti il campanile e il presbiterio; altre opere fra cui l’aggiunta dell’attuale chiesa a tre navate, vennero eseguite nel XVII secolo.

Oltrepassato il monumentale portale in pietra, che reca la scritta “ Ad maiorem Dei Gloriam” e la data MDCLXXIX, si è sul sagrato. Sorto sui ruderi di un antico castello, l’edificio è costituito da una chiesa inferiore romanico-gotica e da una chiesa superiore barocca che custodisce, nel presbiterio, dietro l’altare, la Casa Santa, avanzo di un tempietto che si fa risalire all’802. Bellissimo è l’altare, opera di artisti bresciani, i Boscaì, con colonne di legno dorato e le figure di S. Pietro e S.Paolo; sul retro, al di là di un vetro, è visibile la miracolosa immagine della Madonna, attribuita alla scuola di Giotto.

​I quattro medaglioni che la circondano, dipinti su rame sono di Palma il Giovane. Interessanti sono le tele di Andrea Celesti ( 1637-1712) e alcuni ex voto, tra cui quello del Comune di Tignale, attribuito ad Andrea Bertanza, per l’uccisione (16 agosto 1617) del famigerato bandito Zuan Zanone Beatrici, detto Zanzanù, che con la sua banda aveva feminato terrore tra la popolazione dell’Alto lago tra il XVI e il XVII secolo. Vi è annesso l’Eremo, che accoglie ogni anno migliaia di pellegrini….

 

Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo è situata all'interno dell'abitato di Olzano.
Si suppone che questa chiesa sia di origine molto antica, in quanto viene già menzionata nella bolla di Urbano III del 1186, in cui si legge dell'investitura della parocchia di Tignale con giurisdizione su Olzano[...]Si presenta con una facciata settecentesca, portale in pietra con al di sopra una finestra semicircolare per illuminare all'interno dell'aula unica, con un piccolo campanile sul lato sinistro, a ridosso della costruzione.Rinnovata in anni recenti sull' altare è collocata una tela con la Madonna in gloria con i santi Lorenzo e Rocco.
Nella chiesa era collocato sino a poco tempo fa l'altare appartenuto alla chiesa di San Pietro a Gardola. [...]

​Tratto da "Le chiese dell'alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini

San Pietro

La chiesa di San Pietro di Gardola sorge a ca. 200 m dall’abitato che nella parte più rilevata, corrisponde ad un dosso naturale di forma ellittica, conserva tuttora il toponomio di "castello", anche se dopo vari studi e le dovute cautele, si può parlare di un’origine molto più antica, preromana o tardoromana. Prima degli scavi degli anni Settanta e nel 1985-86 solo la mensa d’altare avrebbe potuto suggerire, se fosse stata studiata, una fase più antica rispetto a quello attuale.

La mensa d’altare, di cui ignoriamo la funzione al momento della sconsacrazione della chiesa, è in pietra rosata, che da un esame al microscopio potrebbe provenire dalla cava tignalese del Monte Denervo. Particolare molto interessante perché nell’area Gardesana sono rari gli elementi di arredo altomedievali che non siano in pietra bianca.

​Durante la prima guerra mondiale, venne demolita la facciata per utilizzarla come ricovero per i camion e negli anni Cinquanta l’edificio venne trasformato in teatro e l’altare venne trasferito nell’oratorio di Olzano dove si trova tuttora. In seguito durante lo scavo di una trincea per sistemare la buca del suggeritore, venne intercettato un pozzetto in muratura, all’interno del quale venne trovato un reliquario in pietra calcarea. Secondo una tipologia diffusa dal IV secolo il reliquario ha forma di sarcofago ed è decorato con croci entro una semplice cornice a sezione curva.
Negli anni 1985-86 la trincea venne ampliata mettendo in luce una grande abside semicircolare con all’interno altre strutture che all’ora non vennero interpretate. Nel 2002, con lo scavo aperto ancora da quegli anni, si è potuto rilevare e analizzare stratigraficamente il deposito archeologico, riconoscendo una sequenza, confermata nello scavo intensivo del 2003. Essa comprende, per quanto riguarda il luogo di culto, almeno otto fasi edilizie:

  1. una prima chiesa mononave,
  2. l’inserimento del coro di una recinzione rettangolare con pozzetto per reliquie,
  3. la ricostruzione del coro in epoca romanica,
  4. la realizzazione, in epoca tardomedievale, plausibilmente nel secolo XVI per i numerosi confronti in chiese gardesane, di un arco traverso a metà navata, di cui rimangono i due pilastri di fondazione,
  5. un ulteriore rinnovamento dell’area absidale nel corso del XVI secolo,
  6.  l’apertura di una cappella nel lato meridionale attorno alla metà del XVII secolo,
  7. la ricostruzione della facciata subito dopo la prima guerra mondiale,
  8. la trasformazione in teatro.

Mentre gli interventi ricostruttivi si sono concentrati sul coro, la navata non è mutata e non è da escludere che i lati lunghi della chiesa altomedievale si conservino ancora in parte in alzato Tratto dal libro " Chiese e insediamenti rupestri altomedievali a Tignale" di Gian Pietro Brogiolo e Monica Ibsen.

Chiesa San Marco Tignale

La chiesa di San Marco è collocata in posizione panoramica su una prominenza al margine sud dell'abitato di Piovere. La sua prima attestazine documentata risale al 1537, ma venne consracrata a San Marco nel 1633; nella liturgia cristiana la dedicazione di una chiesa si fa compiendo la "circumambulazione" esterna e interna della medesima, e deponendo sotto l'altare maggiore le reliquie di un santo a sacra tutela dell'edificio.

Nel 1671, per ordine del vescovo Sigismondo Alfonso Thun ( 1668-1677), alcuni vicari vennero in visita a Tignale e giunti a Piovere descrissero la chiesa: " L'altare maggiornre è dedicato a San Marco ( opera degli scultuori valsabbini Pialorsi); il secondo a sinistra, dove avviene la lettura del Vangelo, dedicato a San Antonio Abate, il terzo dedicato al Rosario.[...] Nel 1750l'altare dedicato a San Antonio viene sostituito con quello dedicato a San Filippo Neri".
Degni di interesse l'opera lignea della Madonna col Bambino di scuola veronese del Quattrocento ed il dipinto Madonna con i Santi Marco, Giovanni Battista e Antonio da Padova, i medaglioni con i Misteri del Rosrio (1704) e la tela dei Santi Antonio, Rocco e Valentino (Gianbattista Avvera, 1670).

Tratto da "Le Chiese dell'Alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini.

Chiesa San Bernardo e Valentino

La chiesa dei Santi Bernardo e Valentino è situata nella frazione di Aer Le prime notizie sulla chiesa dei santi Bernardo e Valentino risalgono al 24 agosto del 1585, data in cui venne registrata la celebrazione di un matrimonio[...]

La struttura si prefigura a navata unica e soffitto voltato a botte, con due altari: nel primo troviamo all'interno una bellissima pala settecentesca con rappresentati i santi titolari San Valentino in gloria e Sant'Antonio da Padova, attribuita al Bertanza; il secondo con una tela in cui sono raffigurati Sant'Antonio e San Filippo Neri .

Internamente troviamo ulteriori dipinti di particolare pregio, come un affresco che raffigura la Pietà sulla parete in fondo alla chiesa, una tela con la Madonna col Bambino e una tela con la Madonna fra i Santi Sebastiano e Bernardo, opera della bottega bresciana del Gandino 1640.

​Tratto da "Le chiese dell Alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini.

Chiesa di San Rocco e Sebastiano

Citata negli atti della visita pastorale svoltasi alla pieve di Tignale nel 1537 durante il periodo delle pestilenze, la chiesa fu dedicata a San Rocco, riconosciuto da tutti come il santo invocato contro la peste.
La struttura della chiesa si prefigura a navata unica con soffitto a botte, interrotta da unghie trasversali che illuminano l'interno, e presbiterio rettangolare con volto a crociera.

La facciata a capanna è scandita al centro dal portone con cornice in pietra sormontata da un timpano e finestra a lunetta. Internamente troviamo l'altare maggiore intitolato ai santi Rocco e Sebastiano, con la pala del Bertanza che raffigura la Beata Vergine col Bambino e ai lati le statue di San Michele e San Domenico, realizzate in epoca posteriore [...] Da ricordare la festa e la processione con la statua del 16 agosto: abbandonata nel primo dopo guerra, venne ripresa nel 1924[...]

Tratto da "Le chiese dell'Alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini

 

Chiesa di San Zenone

La chiesa dedicata a San Zenone si trova nella frazione di Prabione. Collocata su una piccola altura, la chiesa di San Zenone viene citata per la prima volta nella bolla di Urbano III del 1187. Nel 1537 e nel 1671 è registrata negli atti della curia di Trento. Nel 1694 esisteva una confraternita dell'Immacolata[...]

L'edificio cinquecentesco venne riedificato alla metà del '700 e trasformato infine nel '900. La facciata della chiesa è a capanna, di fattuira assai semplice ma raffinata, scandita da quattro lesene con sopra una modanatura a forma di timpano, che incornicia una finestra rettangolare e il protiro sottostante.
La struttura è a navata unica con soffitto voltato e presbiterio rettangolare. Si presenta con tre altari : l'altare maggiore dedicato a San Zenone, e due laterali, opera della scuola del Boscaì, dedicati uno a San Carlo Borromeo e l'altro a Maria Immacolata.

Sopra il vano della fonte Battesimale si trova un organo del Tonoli, uno frwa i più famosi organari bresciani. Nella chiesa vi è una pala raffigurante San Carlo Borromeo in meditazione di Grazio Cossali. In sagrestia si nota una tela con la Madonna del Carmelo (1965).

Tratto da "Le chiese dell'Alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini

Santa Maria Assunta

L'antica pieve di Tignale si trova citata nella bolla del 1187, quando " in plebs di tignale, in loco Arole" il vescovo Alberto di Campo concesse un feudo a "Giovanni Bello, Giacomino e Adriano de plebe Tignali", riformando una precedente investitura attuata dal vescovo Salomone[...]

La struttura si presenta a navata unica, scandita da quattro arcate con cappelle al loro interno. Il presbiterio rettangolare è arrichito dalla decorazione sulla cupola.L'altare maggiore ha un ciborio opera del Boscaì.
La pala raffigurante l'Assunzione della Beata Vergine, firmata da Giovanni Andrea Bertanza, è datata 1623. Ai lati troviamo due tele, con raffigurati i Santi Antonio Abate, Rocco e Caterina d'Alessandria, di autore ignoto del '500, l'altra è dedicata a Maria Madre della Chiesa di Francesco Squassina (1974). Di particolare pregio l'altare di Sant'Antonio da Padova, cin una pala da Alessandro Campi del '700. Di pari valore, entrando sulla destra, troviamo l'altare dedicato a San Francesco, con una pala di buona scuola veronese del tardo Cinquecento, con raffigurato il santo che riceve le stimmate. Di particolare bellezza è l'altare della Madonna del Rosario con una pala che, secondo Gaetano Panazza, è attribuita a Palma il Giovane.
​Internamente nel Battistero troviamo una tela con raffigurato il Battesimo di Gesù , opera del ferrarese Mario Capuzzo (1954), copia del quadro del Verrocchio negli Uffizi a Firenze. Nella chiesa esistono inoltre tele di Andrea Celesti raffiguranti la Visitazione ad Elisabetta, la Natività, l'Adorazione dei Magi.
L'organo venne costruito con delibera comunale del 22 maggio 1633. Fu probabilmente ricostruito verso la fine del '700 da Girlamo Bonatti. Seguirono interventi di Paride Fancini si Sopraponte e, di nuovo, di Giovanni Tonoli, originario del luogo.

Tratto da "Le chiese dell'Alto Garda Bresciano" a cura di Cristian Pollini.
 

Insediamenti Eremitici

[…Nel territorio storico del Comune di Tignale sono stati documentati tre insediamenti rupestri (San Giorgio in Varolo, Campione, Valle del San Michele), con sei grotte.

La loro datazione oscilla, in base ai dati attualmente disponibili , tra tarda antichità ed età moderna. Il sito più importante è senza dubbio quello di San Giorgio in Varolo, in virtù di una seconda fase monumentale con affreschi per i quali si propone una datazione entro la metà dell’XI secolo.
SAN GIORGIO IN VAROLO Le fonti letterarie e le scarne ma rilevantissime notizie documentarie attestano che il complesso, costituito dalla chiesa di Sa Giorgio e dal sistema sottostante di celle, ebbe una secolare vitalità, che i risultati delle indagini archeologiche hanno confermato e consentito di estendere ulteriormente dall’Alto Medioevo all’Ottocento.

Le attestazioni documentarie intorno alla fase medioevale della chiesa di San Giorgio, posta nel territorio della pieve di Tignale, appartenente fino al 1785 alla diocesi di Trento, sono tutte indirette e incerte: non può, infatti, essere accettata acriticamente, ancorchè verosimile, l’attestazione fornita dalla presenza dell’oratorio di San Giorgio nell’elenco di beni e cappelle della bolla emanata nel 1186 a favore della pieve stessa da papa Urbano III, poiché proprio l’elenco di possessi fondiari e cappelle è forse un’interpolazione successiva.
Da una lettera del 1750, in cui il padre guardiano Ludovico Maria Guadagni ribadiva al vescovo di Trento l’esenzione di San Giorgio dalle visite pastorali, la chiesa risulta essere possesso dei frati conventuali di San Francesco a Gargnano “da cinquecento anni e più”: certamente, già nel Quattrocento il romitorio era insediamento di frati francescani, come attesta una controversia in materia questue tra i Francescani veronesi e quelli bresciani.

E’ per ora invece assai più problematica la collocazione dell’insediamento di San Giorgio nella storia del del primo francescanesimo gardesano, su cui gravano incertezze e lacune documentarie e mistificazioni leggendarie; secondo le fonti francescane, Francesco giunse sul Garda da Verona nel 1220, al ritorno dalla Terra Santa, sulla riviera Bresciana avrebbe ricevuto in dono o acquistato da Biemino da Manerba una casa e un campo per costruirvi un romitorio per i frati. Il luogo di questo primitivo insediamento è stato riconosciuto nell’isola di Garda, ma altre fonti attestano enequivocabilmente la preesistenza e la supremazia del convento di Gargnano su quello dell’isola: di fatto il convento di Gargnano fino al 1769, anno della sua soppressione, custodiva una lettera di Bonaventura da Bagnoregio del 1266, con cui il generale dell’Ordine ribadiva il permesso accordato già da San Francesco ai frati che risiedevano in un luogo presso la riviera bresciana del lago, riconoscendo una sorte di primogenitura alla comunità.

IL SITO Il romitorio ubicato a sud del porto di Tignale, è stato pesantemente alterato, negli anni 1929-31 con la costruzione di un ponte della strada Gardesana. Sono peraltro ancora riconoscibili le strutture descritte da Silvan Cattaneo nel 1554: alcune grotte murate, allora adibite a camere, cantina, cucina, uno spazio libero tra questi ambienti e il lago, allora occupato da una corte assai comoda con un piccolo giardino di agrumi; una seconda grotta, più in alto, alla quale si accedeva con una scala di cinquanta gradini. Quattro di queste celle sono rimaste quasi intatte. Ad quota più alta si trova ciò che rimane della chiesa, corrispondente all’area presbiteriale. La maggior parte di queste strutture può essere riferita a tre periodi principali: il più antico altomedievale, il secondo attorno al Mille, il terzo tra XVII e XVIII secolo. Della decorazione pittorica della cappella sopravvive ben poco, a causa di atti vandalici e di interventi abusi di strappo.

Tratto dal libro “Insediamenti eremitici” di Gian Pietro Brogiolo.
 

Limonaia Pra del La Fam

Il “Pra de la Fam” si trova lungo il ripido litorale esattamente sotto Tignale. Le ragioni di questo nome sono molte, ma la più attendibile è quella dei naviganti che da Salò si recavano a Riva per il mercato del sabato
A causa delle molteplici correnti spesso erano costretti ad approdare su questa striscia di terra per uno o due giorni e mancando il cibo dovevano salire al paese attraverso un sentiero irto e tortuoso, tuttora praticabile e con panorami mozzafiato, che sbuca nell’oliveto di Oldesio.

Nel 1754 la famiglia Parisini venne in possesso del “Pra de la Fam” dove costruì negli anni due “giardini dei limoni”, il più grande costituito da sette còle. Dopo la metà dell’800 pur trovando ancora sbocchi sul mercato locale le due limonaie, con la costruzione della strada Gargnano - Riva, furono completamente abbandonate. Solo nel 1984 la Comunità Montana in accordo con i proprietari avviò il recupero di parte di queste fantastiche costruzioni.
Oggi sono presenti tutti gli elementi tipici dei Giardini dei limoni del Garda.

Le piante in produzione sono circa un centinaio, e a maggio quando fioriscono tutta la zona viene invasa dal loro profumo. Sempre a maggio si raccolgono i limoni fioriti l’anno precedente, poi fino a ottobre tutti i mesi una nuova fioritura e una nuova raccolta.
Questi limoni oggi vengono dati in beneficenza, un tempo erano venduti soprattutto in Austria e Germania ed erano di ottima qualità. Data la produzione abbondante tutta l’economia della Riviera ne risentì positivamente.
Chi viene in questa parte di lago dove ci sono i resti di quei “Giardini” che tanto impressionarono il poeta Goethe già due secoli fa, non può non visitare questa meravigliosa limonaia.

Oleificio Biologico

Su un territorio di una cinquantina di ettari sono ca. 14mila gli olivi a Tignale. Vengono lavorati ancora con pazienza e tenacia come tanti anni fa ed a volte con la stessa fatica per la posizione impervia del terreno, quindi la potatura, l’aratura, l’irrigazione e la raccolta viene fatta tuttora a mano.
L olive vengono raccolte in novembre e dicembre con una scala a pioli chiamata “scalì”appoggiata e legata ai rami, le olive sfilate dai rami con le mani finiscono in un cesto legato in vita, “grumial”, quelle staccate con le pinze finiscono in reti precedentemente posizionate a terra. Il raccolto viene poi riposto in cassette fenestrate e areate ed infine portato al frantoio.

Nel 1766 funzinavano sette torchi a Tignale, ma la maggior parte delle olive veniva trasportata a Gargnano, dove esisteva anche la possibilità di vendere l’olio, la cui produzione era di ca. 90 quintali. Il nostro modo di coltivare era considerato arretrato causa la scarsa concimazione, la potatura ogni tre anni e la varietà degli olivi poco adatti ad una produzione costante.
Per iniziativa della Cooperativa Latteria Turnaria anche Tignale oggi ha il suo oleificio.
L’impianto è entrato in funzione nel 1998 ed è a ciclo continuo e con la centrifuga si separa la sansa dal liquido quindi si isola dall’acqua di vegetazione l’olio; dopo la decantazione si procede al travaso e alla filtrazione.
L’olio prodotto a Tignale è extravergine biologico di elevatissima qualità

Visite guidate all’oleificio ogni giovedì alle ore 17,00 Per acquistare i prodotti oleari l’oleificio è aperto il martedì dalle h. 10 alle 12 e il sabato dalle h. 17 alle 18,30

Centro Visitatori

Il centro visitatori rappresenta una tappa fondamentale per conoscere a fondo il Garda, che per ammirarlo in tutto il suo splendore bisogna addentrarsi anche nell’entroterra, visitarne i borghi e passeggiare immersi in un paesaggio alpino.
Per questo il Centro Visitatori si trova a Tignale che offre una vista quasi totale sul Garda e riunisce nel suo territorio sia il paesaggio mediterraneo del Garda che quello montano. Per questa caratteristica si trovano nel nostro comune percorsi di rara bellezza per appassionati di trekking, cavallo e mountainbike.

Visitare significa anche entrare a contatto con le varie attività tradizionali, quali pesca, coltivazioni di limoni e olivi, produzioni artigianali. Il Centro Visitatori spiega la storia, la cultura e la gente di questo incantevole territorio. Il cuore del Centro è rappresentato da un percorso che si snoda attraverso immagini e suoni, l’evocazione di personaggi e la ricostruzione di ambienti, collezioni naturalistiche e raccolta di vecchi attrezzi di lavoro, brevi filmati e postazioni interattive. Una proposta di informazine rivolta non solo agli amanti del Garda, ma anche una forma di educazione in dialogo con scuola e turismo ambientale.
Il Centro Visitatori del Parco alto Garda Bresciano è dotato di bibliomediateca, auditorium, laboratorio didattico e un’ enciclopedia multimediale del Garda per “viaggiare” in modo interattivo. Per completare la conoscenza del nostro territorio si può visitare “L’oleificio biologico” , la limonaia del “Pra de la Fam”, il vecchio mulino e perché no l’alambicco del “Cav. Bettanini”.

Centro Visitatori Parco Alto Garda Bresciano
Frz. Prabione 25080 Tignale Tel. 0365.761642 – 0365.71449 – 0365.73354
Orari di apertura dal 1 marzo al 15 dicembre 2009
TUTTI I GIORNI DALLE 10.00 ALLE 17.00 VENERDI’ CHIUSO ATT.:
PER I POSSESSORI DELLA TIGNALE CARD O DELLA PROMOTION CARD VERRA APPLICATO UNO SCONTO

Sport

Se amate il trekking, la mountainbike o l’andare a cavallo troverete qua una fitta rete di sentieri segnalati per escursioni suggestive che vi condurranno ai rifugi alpini, ai pascoli, ai resti della Grande Guerra, nelle splendide pinete o direttamente sulle spiagge del Porto di Tignale o di Campione.

Qua avrete la possibilità di praticare surf o vela, perché grazie ai nostri favorevoli venti ( il più famoso il “Peler”)la riviera occidentale del Garda è un vero paradiso per gli amanti di questi sport. Se invece la vostra preferenza va al tennis o al nuoto Tignale dispone di due centri sportivi, il primo attrezzato con piscina e campo da tennis o calcetto in erba sintetica, il secondo dotato di tre campi da tennis scoperti in terra battuta, uno coperto in sintetico e palestra.
A pochi chilometri potrete rilassarvi nell’esclusivo campo da golf a diciotto buche, aperto tutto l’anno grazie al nostro fantastico clima.

 

Noleggio Mountain Bike

Da marzo a novembre tutti i giorni dalle 10 alle 17 Giorno di chiusura : venerdì
Presso il Museo del Parco - Prabione- Tignale Per informazioni.
​Museo del Parco Tel. 0365 761642 Ufficio Unico del Turismo Tel. 0365 73354 www.tignale.org

Ristoranti

In vacanza coccoliamo anche il palato. Quando ci allontaniamo dalla frenesia del lavoro e della città è molto importante investire sulla qualità della nostra vacanza, fare le cose con calma, stare in famiglia e ha contatto con la natura.Uno dei momenti piacevoli e rilassanti per "godersi la vita" è il momento di un pranzo o una cena, ancora meglio se consumati in un ottimo ristorante.

Dopo aver passato la giornata sulle spiagge del lago o alla ricerca delle meraviglie che il nostro ambiente offre e si vogliono appagare tutti i sensi, la cosa migliore è concedersi un'ottima cena. Frequentare uno dei ristoranti tipici di Tignale significa andare alla scoperta della cultura anche gastronomica di questo splendido paese.Vivere momenti di relax significa anche coccolare il palato con i sapori della florida e variegata tradizione tignalese e italiana, inoltre si aggiunge il piacere di mangiare in ambienti semplici ma eleganti, circondati da gentilezza e professionalità
Dato che l'Italia è il paese per eccellenza della pizza, potrete assaggiarne di ottime e curate negli ingredienti.
Qua di seguito trovate alcune proposte della vasta rosa di ristoranti e pizzerie che Tignale offre ai suoi ospiti.

Ristorante Pizzeria Al Torchio In centro a Tignale,
nel tempo ha saputo crearsi un posto tra i sensi dei palati più esigenti, grazie ad un ambiente accogliente e familiare, alla cucina vera e semplice ma allo stesso tempo ricca di profumi e fantasia, il tutto abbinato ai sapori antichi della tradizione bresciano-trentina con quelli della cucina mediterranea: ricche insalate, bistecchine di carne salata condita con olio biologico di Tignale, tagliatelle al salmì di lepre, lasagne fatte in casa, Pestom ( tipico salame cotto alla griglia), Tiramisù della casa.
Ovviamente la pizza è la regina della casa grazie al forno a legna ed a un pizzaiolo capace di dar vita ad una pasta fragante, a lunga lievitazione e non eccessivamente sottile.
Nel nostro locale possiamo preparare cibi che NON CONTENGONO GLUTINE, potendo scegliere tra un'ampia gamma di pizze preparate al momento.

Per garantire che i piatti siano privi di qualsiasi contaminazione da glutine, viene posta molta attenzione nella conservazione e preparazione dei cibi ( reparto di lavoro e forni dedicati esclusivamente al senza glutine) e vengono utilizzati esclusivamente prodotti approvati dall'AIC-Associazione Italiana Celiachia.

Ristorante Pizzeria Al Torchio
Via Roma, 41 Tignale Tel. 0365/760296 www.altorchiotignale.it

Gaino De Lai

" Il pittore del Garda"
Gino De Lai

Luigi De Lai nasce a Tignale al n. 67 di via San Pietro il 31 ottobre del 1891, da Francesco Napoleone, muratore, e da Teresa Caterina Rovida, casalinga. Nel 1908 dopo la scuola elementare, nella quale si distingue per la propensione al disegno libero e geometrico, viene instradato dal padre al suo medesimo mestiere.
Ma Gino, come fin da piccolo sarà familiarmente chiamato, a diciassette anni fugge da casa in cerca di fortuna. Sbarca il lunario da garzone, fatica a guadagnarsi da vivere, e un anno dopo rientra a Tignale. Nel 1911 è chiamato in servizio militare, prende parte alla " campagna" di Libia.Passa tutta la prima guerra mondiale in trincea.

L'esperienza bellica ha acuito la sua ingegnosità. Tornato a Tignale, oltre che all'amato disegno si dedica con inclinazione scientifica alla meccanica, tracciando schizzi, puntualizzazioni, progetti: comincia con il portasigaretta-autoaccenditore e con altre "idee originali" che gli fanno ottenere l'encomio e la nomina a socio dell'Associazione Nazionale Inventori, nonchè l'invito al Concorso Internazionale Inventori di Bruxelles.
Nel 1922 ad incoraggiarlo alla pittura, regalandogli una cassetta di colori, e insieme a determinare in lui il bernoccolo della "scoperta" , è un personaggio geniale noto non solo sul Benaco, quell'Arturo Cozzaglio ( Tremosine 1862/1950) esperto di fisica e geologia.
De Lai entra in contatto a Milano con l'Associazione per l'esame e lo sviluppo delle invenzioni militari e civili, facendosi apprezzare. Progetta l'agganciamento automatico per i veicoli ferroviari, ed è chiamato dalla Direzione Generale delle FF.SS. a presenziare alla sua costruzione; escogita una serratura per vagoni, un dispositivo per la riempibilità delle bottiglie e un apparecchio automatico per il richiamo di uccelli.Nel 1924 sposa la conterranea Maria Milesi, dalla quale avrà quattro figli: Teresita, Francesco, Caterina e Mario.

Viene assunto come caposala da un'industria idraulica di Bergamo e trova modo di frequentare l'Accademia Carrara. Ricusa il peso delle costrizioni lavorative, ama la libertà operativa in assoluto, quindi torna a Tignale per attendere alle sue più estrose e varie faccende. Insieme alla pittura coltiva le arti manuali. Va facendo ritratti a carboncino o caricature, la sua abilità pittorica cresce nell'immediatezza interpretativa e nella rapidità del tocco, in quella accentuazione che è data dall'uso particolare della spatola. Ispirandosi al Garda, dipinge scatole per i prodotti dolciari della Cedrinca, di cui prende a sfruttare i cartoni per stendervi sopra i suoi paesaggi.
Nel 1927 ottiene una lusinghiera dichiarazione del direttore della Stazione sperimentale di maiscultura di Bergamo per un apparecchio riuscito, la seminatrice di granoturco. Siccome gli enti o i pubblici poteri non recepiscono o non avvallano le sue invenzioni, si rivolge direttamente al Capo del Governo, Benito Mussolini, ma invano.
De Lai non cura nè tutela la riserva dei brevetti, e così ne perde la paternità. Alla vigilia dell'estate del 1929 è presente con i suoi dipinti all'asta organizzata a Brescia in via Tosio.
A novembre tiene la prima mostra a Gardone Riviera. Nel 1930 ottiene una critica stimolante a firma di Nino Fortunato Vicari. Espone al salone "Carli" di Pisa e alla "Pro Arte" di Bergamo, con lusinghiere recensioni. Nel 1933 con la nasciata della terza figlia Caterina, le esigenze della famiglia crescono, ed al mantenimento non bastano le mostre. Il pittore lavora intensamente nell prime ore del mattino, spesso approffittandone dei viaggi a Brescia e Bergamo per la vendita dei quadri.

Nel 1939 ripete alla "Pro Arte" di Bergamo, dove è ben quotato, con successo di vendite. Nel 1940 Espone ad Asola al caffè Savoia, e da Tignale si trasferisce a Salò, in via San Carlo nel palazzo Brocchetti. Entra in dimestichezza con l'illustre Angelo Landi ( Salò 1879/1944), che lo stima e vorrebbe aiutarlo facendolo conoscere a Milano. Dipinge fiori, che gli servono per assolvere le spese fatte dal fruttivendolo o in altri negozi. Espone a Salò una cinquantina di opere; generosamente Eraldo Foffa gli preleva, in blocco, la mostra.
Nel 1949 la sua ingegnosità non si acquieta: dalla ruota elastica per autoveicoli, al tappo dosatore per la distribuzione di liquori e bibite, al parapioggia e parasole da applicare a ciclo e motociclo. Si spegne a Salò il 2 gennaio del 1960, viene inumato nel camposanto di Tignale.

Nel febbraio del 1974, alla galleria "Mazzini" di Brescia, è allestita la mostr postuma di colui che viene definito "il pittore del Garda"

Tratto da " Gino De Lai" a cura Giannetto Valzelli
 

Il Bandito Zanzanù

STORIA DI UN UOMO CHE DIVENNE BANDITO
Giovanni Beatrice naque a Gargnano (Brescia), nell'aprile del 1576, centro appartenente alla cosidetta Magnifica Patria della Riviera. E' in questo ambito territoriale e istituzionale che nasce dapprima l'epopea di Zanzanù e poi, successivamente, il mito che ne avrebbe tramdato le vicende e le gesta sino ai giorni nostri.
"Il padre di me Giovanni Zannoni della Riviera di Salò, qual faceva ostaria in quella terra, passo ordinario di Alemagna per quelli che discendono per il lago e dalla quale traeva il vitto di tutta la sua povera famiglia, mentre egli viveva quieto, fondato su solenne pace con giuramento, firmata sopra il sacramento dell'altare, fu empiamente trucidato da alcun della Riviera"... Con questo passo, drammatico e incisivo, Giovanni Beatrice, conosciuto in tutta la Riviera del Garda con l'appellativo di Zanzanù; introduceva nel giugno del 1616 la sua supplica diretta ai capi del Consiglio dei Dieci, perchè lo rifacessero rientrare nella sua terra e chiudere i conti con la giustizia veneziana. Infatti dopo l'uccisione del padre, Giovanni Beatrice e la sua famiglia, tra le più in vista nel comune di Gargnano, avevano deciso di condurre una faida locale. La banda dei Zannoni, si macchiarono di reati assai gravi, quali omicidi e sequestri di persona.

La clamorosa vicenda dell'uccisione del podestà Ganassoni, che vide coinvolto il Zanzanù, anche se con un ruolo secondario, contribuì in maniera determinante a costruire la sua immagine di Bandito. Dopo l'uccisione del magistrato nel Duomo di Salò, nel 1610, la banda di Zanzanù si rifugiò sui monti di Tignale, mentre partivano proclami per la caccia ai fuorilegge. Ben presto la banda si trovò a corto di denaro, e diventando sempre più difficile scendere in Riviera per estorcere oro ai ricchi mercanti, cominciò il periodo nero dei Zanzanoni.
Così nella metà del 1616 il bandito escogita un modo singolare per procurarsi dei soldi. Scrive, direttamente ai Consoli dei vari comuni, un specie di trattato di pace, in cambio della quale chiedeva un gruzzolo di ducati. Tremosine deliberò di dare al Zanzanù 150 lire. IA Maderno furono più cauti, decidendo di dargli solo 25 scudi alla condizione che si mettese al servizio di "Sua Serenità". Naturalmente il bandati se ne guardò bene e perse i soldi di Maderno.

Nel 1617 con l'arrivo del Provveditore e Capitano Badaor giunse la resa dei conti per la banda Zan Zanone, da qualche tempo sui monti di Tignale. Furono essenzialmente due i fattori che contribuirono a mutare l'atteggiamento passivo della popolazione di Tignele verso i banditi: la presenza dello stesso Provveditore Badoer a Tignale e il rapimento di Giovanni Cavaliere, ricco possidente del paese. L'estate del 1617, precisamente nella notte del 16 agosto, Zanzanù scese dai monti, verso il villaggio di Gardola, con altri cinque compagni e pernottò in un fienile del paese.
Alle prime luci dell'alba si diressero verso la casa del Giovanni Cavaliere; dopo una breve sosta nella casa di quest'ultimo, il gruppo si accinse a lasciare il paese.
La voce della presenza del bandito Zanzanù in paese si sparse velocemente e gruppi di persone armate lo attendevano lungo il centro abitato ed altri erano corsi nelle varie direzioni per impedire ogni via di fuga. Grida, colpi di fuoco e comandi rabbiosi accolsero i banditi e Zanzanù venne ferito ad un piede, ma trascinando i compagni e il sequestrato riuscì a fuggire verso nord. Ma a pochi chilometri da Gardola, sul sentiro che portava al confine, trovarono il primo sbarramento di fuoco, presi dal panico lasciarono libero il sequestrato.
Lanci di pietre e spari di archibugio obligarono i banditi a nascondersi nel bosco. L'assedio continuò per ore, gli assendianti erano aumentati, giunsero dai vari paesi cibi e bevande. Zanzanù evidentemente attendeva la notte, una sortita nell'oscurità avrebbe creato confusione permettendo ai banditi la fuga. La battaglia riprese tra un fuoco micidiale, la banda riesce a crearsi un varco, ma verso sud. Giù ad attenderli ci sono altri uomini, nel frattempo sono giunti aiuti anche da Gargnano.

E' la fine e l'ultimo a cadere è proprio Zanzanù. Il suo corpo riverso ai piedi di un grande macigno, che ancora esiste e dove, a detta di alcuni il bandito abbia lasciato la sua impronta, posto tra due ruscelli che ancora oggi lambiscono la valle che, ad est , scende verso Gardola( Valletta delle Fornaci).
Armi da fuoco, oggetti e parti di vestiti vengono presi come trofei. Dopo alcuni mesi dalla battaglia la popolazione di Tignale chiamarono un pittore di un certo gusto e lo condussero sul luogo della battaglia. I nobili del paese avevano deciso di celebrare il grande evento e a, perpetua memoria, di ricordare la sofferta vittoria ottenuta contro l'inafferrabile bandito Zanzanù come grazia concessa dalla Madonna di Montecastello, il cui Santuario sovrastava da alcuni secoli i villaggi circostanti. Il quadro si trova ancora all'interno del Santuario, la tela misura m. 2,48 x m. 1,90. Tratto da "Storia di un uomo che divenne bandito" a cura di Prof. Claudio Povolo.
 
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