Tignale

" Il pittore del Garda" 

Gino De Lai

 

Luigi De Lai nasce a Tignale al n. 67 di via San Pietro il 31 ottobre del 1891, da Francesco Napoleone, muratore, e da Teresa Caterina Rovida, casalinga. Nel 1908 dopo la scuola elementare, nella quale si distingue per la propensione al disegno libero e geometrico, viene instradato dal padre al suo medesimo mestiere. Ma Gino, come fin da piccolo sarà familiarmente chiamato, a diciassette anni fugge da casa in cerca di fortuna. Sbarca il lunario da garzone, fatica a guadagnarsi da vivere, e un anno dopo rientra a Tignale. Nel 1911 è chiamato in servizio militare, prende parte alla " campagna" di Libia.Passa tutta la prima guerra mondiale in trincea. L'esperienza bellica ha acuito la sua ingegnosità. Tornato a Tignale, oltre che all'amato disegno si dedica con inclinazione scientifica alla meccanica, tracciando schizzi, puntualizzazioni, progetti: comincia con il portasigaretta-autoaccenditore e con altre "idee originali" che gli fanno ottenere l'encomio e la nomina a socio dell'Associazione Nazionale Inventori, nonchè l'invito al Concorso Internazionale Inventori di Bruxelles. Nel 1922 ad incoraggiarlo alla pittura, regalandogli una cassetta di colori, e insieme a determinare in lui il bernoccolo della "scoperta" , è un personaggio geniale noto non solo sul Benaco, quell'Arturo Cozzaglio ( Tremosine 1862/1950) esperto di fisica e geologia. De Lai entra in contatto a Milano con l'Associazione per l'esame e lo sviluppo delle invenzioni militari e civili, facendosi apprezzare. Progetta l'agganciamento automatico per i veicoli ferroviari, ed è chiamato dalla Direzione Generale delle FF.SS. a presenziare alla sua costruzione; escogita una serratura per vagoni, un dispositivo per la riempibilità delle bottiglie e un apparecchio automatico per il richiamo di uccelli.Nel 1924 sposa la conterranea Maria Milesi, dalla quale avrà quattro figli: Teresita, Francesco, Caterina e Mario. Viene assunto come caposala da un'industria idraulica di Bergamo e trova modo di frequentare l'Accademia Carrara. Ricusa il peso delle costrizioni lavorative, ama la libertà operativa in assoluto, quindi torna a Tignale per attendere alle sue più estrose e varie faccende. Insieme alla pittura coltiva le arti manuali. Va facendo ritratti a carboncino o caricature, la sua abilità pittorica cresce nell'immediatezza interpretativa e nella rapidità del tocco, in quella accentuazione che è data dall'uso particolare della spatola. Ispirandosi al Garda, dipinge scatole per i prodotti dolciari della Cedrinca, di cui prende a sfruttare i cartoni per stendervi sopra i suoi paesaggi.Nel 1927 ottiene una lusinghiera dichiarazione del direttore della Stazione sperimentale di maiscultura di Bergamo per un apparecchio riuscito, la seminatrice di granoturco. Siccome gli enti o i pubblici poteri non recepiscono o non avvallano le sue invenzioni, si rivolge direttamente al Capo del Governo, Benito Mussolini, ma invano. De Lai non cura nè tutela la riserva dei brevetti, e così ne perde la paternità. Alla vigilia dell'estate del 1929 è presente con i suoi dipinti all'asta organizzata a Brescia in via Tosio. A novembre tiene la prima mostra a Gardone Riviera. Nel 1930 ottiene una critica stimolante a firma di Nino Fortunato Vicari. Espone al salone "Carli" di Pisa e alla "Pro Arte" di Bergamo, con lusinghiere recensioni. Nel 1933 con la nasciata della terza figlia Caterina, le esigenze della famiglia crescono, ed al mantenimento non bastano le mostre. Il pittore lavora intensamente nell prime ore del mattino, spesso approffittandone dei viaggi a Brescia e Bergamo per la vendita dei quadri. Nel 1939 ripete alla "Pro Arte" di Bergamo, dove è ben quotato, con successo di vendite. Nel 1940 Espone ad Asola al caffè Savoia, e da Tignale si trasferisce a Salò, in via San Carlo nel palazzo Brocchetti. Entra in dimestichezza con l'illustre Angelo Landi ( Salò 1879/1944), che lo stima e vorrebbe aiutarlo facendolo conoscere a Milano. Dipinge fiori, che gli servono per assolvere le spese fatte dal fruttivendolo o in altri negozi. Espone a Salò una cinquantina di opere; generosamente Eraldo Foffa gli preleva, in blocco, la mostra. Nel 1949 la sua ingegnosità non si acquieta: dalla ruota elastica per autoveicoli, al tappo dosatore per la distribuzione di liquori e bibite, al parapioggia e parasole da applicare a ciclo e motociclo. Si spegne a Salò il 2 gennaio del 1960, viene inumato nel camposanto di Tignale.

Nel febbraio del 1974, alla galleria "Mazzini" di Brescia, è allestita la mostr postuma di colui che viene definito "il pittore del Garda"

 

Tratto da " Gino De Lai" a cura Giannetto Valzelli


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